Indice
Le parole di don Massimo: Tempo di Quaresima
Bilanci parrocchiali del 2025
Calendario Pastorale
Benedizione dei bambini: 6 gennaio 2026
CampoScuola 2026
In ricordo di Don Peppino
Festa della Candelora
San Biagio e la benedizione della gola
Mercoledì delle ceneri
Giornata mondiale della vita 2026
La compassione del samaritano: amare partendo dal dolore dell'altro.
Calendario liturgico
Il 18 febbraio, Mercoledì delle Ceneri, inizia la Quaresima. È il «tempo forte» che prepara alla Pasqua, culmine dell’Anno liturgico e della vita di ogni cristiano. Come dice san Paolo, è «il momento favorevole» per compiere «un cammino di vera conversione» così da «affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male», si legge nell’orazione colletta all’inizio della Messa del Mercoledì delle Ceneri. Questo itinerario di quaranta giorni che conduce al Triduo pasquale, memoria della passione, morte e risurrezione del Signore, cuore del mistero di Salvezza, è un tempo di cambiamento interiore e di pentimento in cui «il cristiano è chiamato a tornare a Dio “con tutto il cuore” per non accontentarsi di una vita mediocre», come ricorda papa Francesco.
Quaranta è il numero simbolico con cui l’Antico e il Nuovo testamento rappresentano i momenti salienti dell’esperienza della fede del popolo di Dio. È una cifra che esprime il tempo dell’attesa, della purificazione, del ritorno al Signore, della consapevolezza che Dio è fedele alle sue promesse. Nell’Antico Testamento sono quaranta i giorni del diluvio universale, quaranta i giorni passati da Mosè sul monte Sinai, quaranta gli anni in cui il popolo di Israele peregrina nel deserto prima di giungere alla Terra Promessa, nel nuovo testamento sono quaranta i giorni di digiuno vissuti dal Signore nel deserto prima di intraprendere la sua missione pubblica, e sono quaranta i giorni durante i quali Gesù risorto istruisce i suoi, prima di ascendere al cielo e inviare lo Spirito Santo.
Don Massimo
Cari parrocchiani, in nome della trasparenza, della condivisione e della corresponsabilità presento il bilancio dell'attività finanziaria delle nostre parrocchie e dei nostri oratori.
Colgo l'occasione per ringraziare i membri dei Consigli per gli Affari Economici di Dovera e di Postino per il prezioso aiuto e per il servizio che svolgono. Vi assicuro che è un lavoro oneroso, che impegna molto tempo. Svolgiamo questo compito nella consapevolezza che i beni non sono nostra proprietà ma delle comunità e che meritano di essere amministrate in modo responsabile e razionale. don Carlo
PARROCCHIA SAN LORENZO MARTIRE - DOVERA
ENTRATE
Offerte ordinarie: (raccolte dal cestino delle offerte in occasione delle celebrazioni) EURO 8.233,50
Offerte straordinarie: (dai Sacramenti e sacramentale; buste straordinarie; sagra patronale, mercatini. Raduno vespe; Singoli fedeli) EURO 31.537,83
Dagli ENTI PUBBLICI: BCC Caravaggio e Cremasco EURO 2.500,00
Dal Comune: EURO 1.000,00
PRESTITO da parte della FONDAZIONE BCC Postino e Dovera: EURO 25.000,00
Affitti: EURO 16.889,38
Celebrazione Sante Messe: EURO 3.850,00
TOTALE EURO 89.010,71
USCITE
Remunerazione sacerdoti: EURO 720,00
TASSE
IMU: EURO 6.914,00 IRES: EURO 1.703,00 DUGAI: EURO 174,00
TARI: EURO 1.058,00 ASSICURAZIONE: (parrocchia e oratorio) EURO 5.876,00
TASSA Pulmino: EURO 239,86
UTENZE
Energia elettrica: EURO 3.185,20 Gas: EURO 10.401,33 Acqua: EURO 438,21
Esigenze di culto: EURO 2.283,30 Formazione cristiana: EURO 52,20
BENI MOBILI: EURO 3.104,00
BENI IMMOBILI gestione ordinaria: EURO 2.205,05
gestione straordinaria EURO 32.273,69 (ristrutturazione oratorio)
RATE DEL MUTUO: (gennaio – dicembre) EURO 8.463,54
Interessi sul MUTUO: EURO 7.159,70
Luminarie 14 maggio: EURO 2.684,00
TOTALE EURO: 88.935,08
ORATORIO SAN LUIGI DOVERA
ENTRATE
gestione bar, affitto salone, GREST e manifestazioni varie: EURO 35.935,15
Cineforum e cinekids: EURO 2.951,00 Camposcuola: EURO 22.506,55
iscrizioni NOI: EURO 3.560,00 Dagli ENTI PUBBLICI E PRIVATI: EURO 500,00
Associazione NOI: EURO 497,00 5x1000: EURO 1.384,09
TOTALE EURO 67.333,79
USCITE
Manutenzione ordinaria: EURO 3.798,34
Manutenzione straordinaria: EURO 14.080,00
Materiale inerente alla gestione del Bar, grest e manifestazioni varie: EURO 20.827,88
Camposcuola: EURO 20.334,49 Cineforum e cinekids: EURO 834,81
Tessere NOI: EURO 2.204,82 SIAE: EURO 401,05
UTENZE
Energia elettrica: EURO 4.447,34 Gas: EURO 1.934,53 Acqua: EURO 512,26
TOTALE EURO 69.375,52
TOTALE GENERALE ENTRATE EURO 156.344,50
TOTALE GENERALE USCITE EURO 158.310,60
PARROCCHIA SANTI NABORE e FELICE - POSTINO
ENTRATE
Offerte ordinarie: (raccolte dal cestino delle offerte in occasione delle celebrazioni) EURO 14.122,99
Offerte straordinarie: (dai Sacramenti e sacramentale; buste straordinarie; sagra patronale, mercatini. Singoli fedeli + Torneo notturno e Raduno Vespe) EURO 47.499,00
Dagli ENTI PUBBLICI: BCC Caravaggio e Cremasco: EURO 91.000,00
8x1000 CEI: EURO 150.000,00 COMUNE: EURO 500,00
APERTURA MUTUO PRESSO LA BCC CARAVAGGIO e CREMASCO:
EURO 150.000,00
Affitti: EURO 8.671,00 Celebrazione Sante Messe: EURO 4.045,00
TOTALE: EURO 465.837,99
USCITE
Remunerazione sacerdoti: EURO 720,00
TASSE
IMU: EURO 608,00 IRES: EURO 1.572,00 DUGAI: EURO 15,00
TARI: EURO 532,00 ASSICURAZIONE: (parrocchia e oratorio) EURO 3.509,00
UTENZE
Energia elettrica: EURO 3.956,48 Gas: EURO 7.464,05 Acqua: EURO 73,11
Esigenze di culto: EURO 2.897,47 Torneo notturno: EURO 1.429,20
Sagra patronale: EURO 4.935,44
BENI MOBILI: EURO 2.012,00
BENI IMMOBILI: gestione ordinaria EURO 5.243,63
gestione straordinaria: EURO 271.902,72 (Tetto della chiesa e casa del vicario parrocchiale)
RATE DEL MUTUO: (gennaio – dicembre) EURO 6.554,34
Interessi sul MUTUO: EURO 2.794,22
TOTALE 316.218,66
ORATORIO SAN GIOVANNI BOSCO POSTINO
ENTRATE
gestione bar, calcetto e manifestazioni varie: EURO 22.981,44
SALA TEATRO: EURO 1.110,00 iscrizioni NOI: EURO 1.530 5x1000: EURO 3.333,17
TOTALE 28.954,61
USCITE
Manutenzione ordinaria EURO 4.123,20
Manutenzione straordinaria EURO 39.190,97 (contributo tetto e casa vicario parrocchiale)
Materiale inerente alla gestione del Bar, e manifestazioni varie EURO 24.217,92
Tessere NOI: EURO 1.003,84 SIAE teatro: EURO 943,93
UTENZE
Energia elettrica: EURO 4.605,06 Gas + pellet: EURO 3.062,71 Acqua (con la parrocchia)
TOTALE 77.147,63
TOTALE GENERALE ENTRATE: EURO 485.792,60
TOTALE GENERALE USCITE: EURO 393.366,29
SITUAZIONE DEBITORIA
PARROCCHIA DI DOVERA
Mutuo residuo: EURO 186.092,93
anticipo alla Curia da restituire: EURO 20.000,00
Prestito della Fondazione BCC Postino e Dovera da restituire: EURO 25.000,00
PARROCCHIA DI POSTINO
Mutuo residuo: EURO 147.995,97
anticipo alla Curia da restituire: EURO 25.000,00
NOTE ESPLICATIVE
DOVERA:
– La Parrocchia versa in una fortissima situazione debitoria che ho trovato quando sono arrivato e che però speriamo di risolvere in questi prossimi due anni.
– Abbiamo affrontato delle spese per ristrutturare l'oratorio San Luigi e mettere a norma di legge tutte le situazioni irregolari.
POSTINO
– Abbiamo affrontato la grande spesa del rifacimento del tetto della chiesa parrocchiale. Il costo è lievitato rispetto al preventivo iniziale in quanto si è dovuto bonificare la copertura di eternit, ripulire da una grandissima quantità di sporcizia causata dai piccioni e rifare le travi di legno che erano marcite e che addirittura si sbriciolavano col rischio di un crollo del tetto.
– Si sono fatti, giustamente, i lavori di ristrutturazione della casa parrocchiale per permettere a don Massimo di abitarvi e di avere un'abitazione dignitosa. Questi lavori sono stati onerosi in quanto la casa parrocchiale era disabitata dal 2010 o almeno, per scelta, abitata solo in minima parte.
– È stato acceso un MUTUO presso la BCC Caravaggio e Cremasco di EURO 150.000,00 per tutelarci e avere disponibilità e liquidità economica in vista dei lavori di rifacimento del SAGRATO della chiesa e del restauro del PROTIRO. Contiamo di estinguerlo in poco tempo.
– Le entrate dell'oratorio di Postino sembrano esigue ma in realtà è perché sono state versate subito alla parrocchia alla voce “offerte straordinarie” per sostenere i vari lavori di ristrutturazione.
LUNEDI' 2 febbraio: Presentazione del Signore (CANDELORA)
Sante Messe con la benedizione delle candele
alle ore 16,00 nella chiesa parrocchiale di DOVERA
alle ore 17,30 nella chiesa parrocchiale di POSTINO
Martedì 3 febbraio: SAN BIAGIO
Nelle Messe d'orario ci sarà la tradizionale BENEDIZIONE DELLA GOLA
CATECHESI
Dalla PRIMA ELEMENTARE alla PRIMA MEDIA
ORATORIO SAN LUIGI – DOVERA alle ore 14,30 DOMENICA: 1; 8; 15; 22 febbraio
SECONDA e TERZA MEDIA
ORATORIO SAN LUIGI – DOVERA alle ore 18,00 SABATO: 7, 14, 21, 28 febbraio
ADOLESCENTI (Scuola Superiore)
ORATORIO SAN LUIGI – DOVERA alle ore 17,00 DOMENICA: 1, 8, 15; 22 febbraio
CORSO BIBLICO
ORATORIO SAN LUIGI – DOVERA alle ore 20,45 MERCOLEDI': 4, 11; 25; febbraio
FEBBRAIO: SANTE MESSE DEL SABATO alle ore 16,30
Sabato 7 RONCADELLO - Sabato 14 BARBUZZERA - Sabato 21 RONCADELLO - Sabato 28 SAN ROCCO
MERCOLEDI' 18 FEBBRAIO - LE SACRE CENERI inizio del tempo di QUARESIMA, giorno di magro e di digiuno
SANTE MESSE CON IL RITO DI IMPOSIZIONE DELLE CENERI:
ore 16,30: nella chiesa parrocchiale di RONCADELLO
ore 17,30: nella chiesa parrocchiale di POSTINO
ore 20,45: nella chiesa parrocchiale di DOVERA (è sospeso il CORSO BIBLICO)
OGNI VENERDI' CELEBRAZIONE DELLA VIA CRUCIS
ore 16,30 a Roncadello animata dai laici
ore 17,00 a Postino animata dai ragazzi (segue celebrazione della Santa Messa)
ore 20,45 a Dovera animata dai gruppi parrocchiali
ANIMAZIONE DELLA VIA CRUCIS
POSTINO ore 17,00
20 febbraio Adulti
27 febbraio terza elementare
6 marzo quarta elementare
13 marzo quinta elementare
20 marzo prima media
27 marzo seconda e terza media
DOVERA ore 20,45
20 febbraio: Lettori
27 febbraio: Catechisti
6 marzo: Caritas
13 marzo: Azione Cattolica
20 marzo: Gruppo Missionario
27 marzo: Adolescenti e giovani
Nel pomeriggio dell'Epifania, in chiesa a Postino si è svolta la tradizionale benedizione dei bambini con l'arrivo dei Re Magi.
Dove?
Casa CIF, Borgo Valsugana - Trento
Quando?
25 LUGLIO - 1 AGOSTO: 1° Turno dalla 3ª ELEMENTARE alla 3ª MEDIA
1 AGOSTO - 8 AGOSTO: 2° Turno dalla 1ª alla 5ª SUPERIORE
Partecipare al Camposcuola non è solo una vacanza, ma un vortice di emozioni che trasforma chiunque vi prenda parte. Si tratta di un'esperienza unica e formativa, capace di trasformare la fatica delle passeggiate e l'impegno dell'organizzazione in pura gioia. È un momento di crescita personale dove, tra grandi giochi e risate a tavola, si scopre la bellezza di essere un punto di riferimento per gli altri.
Don Carlo la definisce spesso "una forte esperienza di oratorio", ed è proprio così: un'occasione intensa di comunità dove la timidezza lascia il posto alla collaborazione e dove i sorrisi dei più piccoli riempiono il cuore, insegnando che si riceve sempre più di quanto si dona.
Se cerchi un'estate di divertimento autentico e legami fraterni che restano nel tempo, il CampoScuola ti aspetta.
Non perdere l'occasione di vivere una settimana magica che porterai sempre nel cuore!
Gli educatori e animatori
Le parole di don Elia Croce al commiato eucaristico
Un pastore appassionato, che ha amato il suo gregge
In tempi non sospetti, prima ancora di essere nominato parroco a San Fereolo, succedendo a don Peppino, ho avuto occasione di conoscerlo, anche approfonditamente: lunghi colloqui in cui mi confidava la sua passione pastorale, le iniziative, le proposte ma anche le sue fatiche, le sue incertezze...
Si definiva così, con l’espressione dialettale: “un poer fioel …” e lo diceva di sé pensando alla grandezza e alla sproporzione del dono ricevuto: il sacerdozio, di cui era immensamente grato al Signore. Oggi noi salutiamo un sacerdote appassionato, dedito, che non si è risparmiato; un pastore che ha dato la vita per il gregge. Don Peppino si è speso totalmente per la nostra parrocchia.
Don Peppino è stato pastore intraprendente.
Anzitutto nell’amore per la liturgia: proprio 25 anni fa, in occasione dell’Anno santo del 2000 aveva voluto il restauro radicale della chiesa parrocchiale di San Fereolo, restituendola alla comunità nella sua fine bellezza e nel 2009 realizzò il suo desiderio, forse il più grande, di adeguare gli spazi liturgici di questa chiesa del Sacro Cuore affinché la comunità cristiana potesse avere un luogo di culto accogliente, funzionale, capiente, luminoso, adeguato alla celebrazione dell’Eucarestia domenicale e dei divini misteri. Ed oggi è quanto mai significativo accogliere le sue spoglie mortali in questa casa dove celebriamo la liturgia esequiale. L’intraprendenza del pastore si è evidenziata in don Peppino anche nella fedeltà all’annuncio del Vangelo: negli anni Novanta intraprese il progetto pastorale della “Nuova evangelizzazione”.
Una scelta coraggiosa per quegli anni, magari non da tutti condivisa, ma che aveva lo scopo preciso di trovare nuove vie per annunciare il Vangelo di Gesù; una scelta che aveva coinvolto numerosi laici animati dal desiderio di incontrare le persone nel quartiere, nelle case, nei luoghi di lavoro, portando loro il dono della parola evangelica.
La dedizione pastorale di don Peppino si è espressa anche, in maniera significativa nella predilezione per i poveri: a lui si deve la costituzione della Caritas parrocchiale, organizzata in maniera efficiente, anche nelle strutture, per rispondere alle numerose povertà del quartiere, nei confronti delle quali interveniva, anche personalmente, con squisite forme di solidarietà e di vicinanza.
Né si può dimenticare la sua attenzione all’Oratorio: “Oratorio che passione”, amava ripetere; una passione che si era già manifestata anche con l’incarico che lo aveva visto come Direttore diocesano dell’Ufficio Oratori quindi nella parrocchia di Orio Litta e poi qui, a San Fereolo. Ma l’azione pastorale tutta di don Peppino era sostenuta e alimentata da una sana spiritualità eucaristica: la celebrazione quotidiana e la prolungata adorazione. Nell’arco dell’anno, poi, si concedeva qualche sosta all’Eremo di Tavodo, dove andava a ritemprare lo spirito. Anche la spiritualità di don Divo Barsotti, di cui era accanito lettore, era per lui fonte di ispirazione e di arricchimento interiore.
Ultimamente, provato dalla malattia che lo aveva privato anche della vista, la sua postura era costantemente con le mani congiunte, in preghiera, fino alla fine.
Monsignor Cesare Pagazzi impossibilitato ad essere presente mi ha chiesto di partecipare le sue condoglianze con un ricordo in cui scrive: “Mi ricordo di don Peppino cinquantenne, parroco di Orio Litta, dov’ero diacono. Un uomo vigoroso, pieno di vita, desideroso di non perdere nemmeno un minuto del tempo che gli era dato. Una corrente elettrica continua. Ho abitato con lui alla Casa del Sacro Cuore, quando tornavo da Roma: ormai anziano e sempre più costretto all’inattività, a volte patita come un leone in gabbia. Le due stagioni della vita, così diverse, erano accomunate da una medesima forza: l’attesa della vita che verrà, l’esercizio a immaginare il Paradiso, dove tutti e tutto ci verrà finalmente restituito”.
Un doveroso ringraziamento, infine, a quanti lo hanno assistito e accompagnato, alla cara Mina e a coloro che gli sono stati vicini, al personale medico e infermieristico della nefrologia per le cure prestate durante i 5 lunghi anni in cui è stato sottoposto a trattamento dialitico; al personale della Rsa Santa Cabrini e a quanti gli hanno voluto bene.
Ora pensiamo don Peppino nell’incontro desiderato e atteso con il Signore, il vivente, che contempla nella luce, e lo salutiamo con l’addio dei credenti: a Dio ti affidiamo!
Arrivederci in Dio don Peppino!
Ci rivedremo in Dio!
don Elia Croce
In ricordo di Monsignor Giuseppe Raimondi
L’omelia del vicario generale alla Messa esequiale
«Ammirevole nella dedizione, luminoso nella testimonianza»
Pubblichiamo l’omelia pronunciata dal vicario generale della diocesi di Lodi monsignor Bassiano Uggè nella chiesa del Sacro Cuore di Robadello in Lodi alla Messa esequiale per monsignor Giuseppe Raimondi lunedì 29 dicembre 2025.
*** Il brano evangelico di questo giorno, sesto fra l’Ottava di Natale, in continuità con quello di ieri (l’incontro di Gesù bambino con gli anziani Simeone e Anna) rappresenta un contesto molto significativo e appropriato per il suffragio di monsignor Giuseppe Raimondi, canonico onorario del Capitolo della Cattedrale, per tutti don Peppino, nel commiato eucaristico che presiede il vescovo Giuseppe Merisi, con il vescovo Maurizio che si unisce spiritualmente alla nostra preghiera dopo aver visitato don Peppino, con l’assoluzione sacramentale, l’ultima sera della sua vita, sabato scorso, e aver benedetto ieri la sua salma, salutandolo nella celebrazione diocesana di chiusura del Giubileo come sacerdote esemplare.
In effetti è facile parlare e parlare bene di don Peppino perché è stato davvero un bravo prete, ammirevole nella sua dedizione e luminoso nella sua testimonianza, ovviamente senza con ciò sminuire altri confratelli pure meritevoli.
Credo di poter riferire che don Peppino qualche volta assisteva monsignor Gianfranco Fogliazza durante alcuni esorcismi (rimediando in una occasione anche una botta), e il diavolo lo aveva chiamato “il santerello”. È vero che satana è il padre della menzogna, ma in questo caso aveva dovuto ammettere la verità. Nelle figure di Simeone e Anna possiamo leggere il profilo spirituale di don Peppino, che verrà tratteggiato convenientemente da don Elia al termine della celebrazione.
I due anziani hanno atteso il Salvatore come consolazione e redenzione per sé e per tutto il popolo, e nell’incontro con lui, tanto desiderato, hanno trovato appagamento e compimento della propria vita, totalmente donata al Signore.
Simeone – dice l’evangelista – era uomo “giusto e pio”; Anna – profetessa che poi diventa “apostola”, parlando a tutti del Salvatore – “non si allontanava mai dal tempio servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere”. “Pellegrini di speranza” – scrisse Papa Francesco nella catechesi giubilare su questo episodio evangelico – che hanno occhi limpidi capaci di vedere oltre le apparenze, che sanno ‘fiutare’ la presenza di Dio nella piccolezza, che sanno accogliere con gioia la visita di Dio e riaccendere la speranza nel cuore dei fratelli e delle sorelle”.
Di don Peppino (nato a Miradolo Terme il 12 maggio 1938, ordinato sacerdote il 24 giugno 1967), richiamo tre aspetti: la sua appassionata dedizione pastorale, la sua profonda spiritualità, la sofferenza corporale e spirituale degli ultimi anni. Don Peppino è stato un pastore appassionato, in tutte le comunità e nei vari incarichi in cui ha svolto il ministero sacerdotale, come vicario parrocchiale a Casalmaiocco, Paullo, Casalpusterlengo, vice assistente e poi assistente diocesano di Azione cattolica, direttore dell’Ufficio per la pastorale giovanile e gli oratori, parroco di Orio Litta e per 23 anni qui ai Santi Bassiano e Fereolo, e infine come collaboratore pastorale a Dovera (residente) e a Tavazzano e Villavesco, prima del trasferimento nella Rsa della Fondazione Madre Cabrini di Sant’Angelo, dove ha concluso la sua esistenza terrena domenica 28 dicembre. Nell’ottava di Natale, nella festa della Santa Famiglia, è arrivato il suo dies natalis. Appassionato, don Peppino, gioioso, generoso, dinamico, svelto (anche nel suo modo inconfondibile di camminare), mosso da un entusiasmo che traspariva pure sul suo volto. Possiamo pensare dette da lui, in particolare a tanti laici, giovani e adulti, le parole della prima lettura, come appello e impulso ad una vita cristiana seria, solida, convinta, robusta: “Ho scritto a voi, figlioli, perché avete conosciuto il Padre. Ho scritto a voi, padri, perché avete conosciuto colui che è da principio. Ho scritto a voi, giovani, perché siete forti e la parola di Dio rimane in voi e avete vinto il Maligno”. Un confratello ha ricordato che quando gli si chiedeva: “Come va a S. Fereolo?”, rispondeva dicendo bonariamente che era la sua “baraonda” e aggiungeva: “Cerchiamo di resistere”. Non perché gli pesasse la comunità che, invece, amava grandemente, ma perché don Peppino era esigente, con se stesso, con i collaboratori e i fedeli, forse perfino talvolta un po’ “difficile” (lo dico tra virgolette), perché animato da quella “santa inquietudine di Cristo (che) deve animare il pastore: per lui non è indifferente che tante persone vivano nel deserto” (Benedetto XVI). Papa Francesco in una sua bella omelia ha parlato così della “pace dell’inquietudine”: “Possiamo domandarci: sono inquieto per Dio, per annunciarlo, per farlo conoscere? Mi sono per così dire ’accomodato’ nella mia vita cristiana, nella mia vita sacerdotale, anche nella mia vita di comunità, o conservo la forza dell’inquietudine per Dio, per la sua Parola, che mi porta ad ’andare fuori’, verso gli altri?”. Il dinamismo pastorale di don Peppino era radicato in una vita interiore veramente profonda. Devo dire che solo negli ultimi anni, quasi per caso, avevo scoperto la sua devozione e in particolare la commozione nel celebrare l’Eucaristia, e anche da lì avevo intuito la vivacità e l’abbondanza dei momenti di preghiera che alimentavano il suo ministero. Davvero don Peppino “non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere” (non so dire dei digiuni, ma so che la dieta per evitare la dialisi era il suo tormento, quasi una tortura, come poi la dialisi era diventata – diceva – il suo calvario). Era tempio di Dio la cella interiore del dialogo prolungato col Signore, era tempio di Dio la casa del Signore, la sua comunità e in particolare questa chiesa del Sacro Cuore (oltre a quella di San Fereolo), per la quale egli era incredibilmente riuscito a compiere un’impresa che mai nessuno era riuscito a immaginare, ossia di renderla funzionale e perfino esteticamente apprezzabile. C’è stata poi la fase finale della sofferenza. È stata molto acuta per don Peppino, dal punto di vista sia pastorale, perché costretto alla inattività, lui così dinamico, sia spirituale, in particolare perché sempre più in difficoltà e poi del tutto impedito in ciò che più lo appagava, la lettura spirituale, per cui gli era come venuto a mancare il nutrimento dell’anima. Egli è stato così preparato gradualmente dal Signore al suo “Nunc dimittis”: “Ora lascia, Signore, che il tuo servo vada in pace, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, luce per illuminare le genti”. San Paolo VI, in quel testo mirabile che è il “pensiero alla morte”, scriveva: “Ecco: mi piacerebbe, terminando, d’essere nella luce”. Preghiamo per don Peppino che ha concluso e compiuto la sua laboriosa giornata terrena: ora che per lui sono passate le cose di questo mondo, “splenda ai suoi occhi la luce perpetua”.
Monsignor Bassiano Uggè,
vicario generale della diocesi di Lodi
È la festa liturgica della Presentazione al Tempio di Gesù, esattamente 40 giorni dopo il Natale ed è raccontata dal vangelo di Luca (2,22-40). È popolarmente detta “candelora” perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo luce del mondo come viene chiamato il Bambino Gesù dal vecchio profeta Simeone: «I miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele». La festa delle luci ebbe origine in Oriente e poi si estese anche all'Occidente: da Roma, dove aveva carattere più penitenziale, alla Gallia con la solenne benedizione e processione delle candele che ha dato il nome alla festa: “candelora”, appunto. Questa festa chiude le celebrazioni natalizie e con la profezia di Simeone alla Vergine Maria («anche a te una spada trafiggerà l'anima») apre il cammino verso la Pasqua.
Per un periodo questa festa era dedicata alla Purificazione della SS. Vergine Maria, in ricordo del momento, narrato al capitolo 2 del Vangelo di Luca, in cui Maria, in ottemperanza alla legge ebraica, si recò al Tempio di Gerusalemme, quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, per offrire il suo primogenito e compiere il rito legale della sua purificazione. La riforma liturgica ha restituito alla celebrazione il titolo di "Presentazione del Signore", che aveva in origine.
Don Massimo
Poco si conosce della vita di San Biagio. Si sa che fu medico e vescovo in Armenia e che il suo martirio è avvenuto durante le persecuzioni dei cristiani, intorno al 316. Catturato dai Romani fu picchiato e scorticato vivo con dei pettini di ferro, quelli che venivano usati per cardare la lana, ed infine decapitato per aver rifiutato di abiurare la propria fede in Cristo. Il suo culto è molto diffuso sia nella Chiesa Cattolica che in quella Ortodossa. Nella sua città natale, dove svolse il suo ministero vescovile, si narra che operò numerosi miracoli, tra gli altri si ricorda quello per cui è conosciuto, ossia, la guarigione, avvenuta durante il periodo della sua prigionia, di un ragazzo da una lisca di pesce conficcata nella trachea. Tutt’oggi, infatti, il Santo lo si invoca per il mal di gola.
Don Massimo
La celebrazione di oggi nasce a motivo della celebrazione pubblica della penitenza: costituiva infatti il rito che dava inizio al cammino di penitenza dei fedeli che sarebbero stati assolti dai loro peccati la mattina del Giovedì Santo. In questo giorno la Chiesa prescrive il digiuno e l’astinenza dalle carni. Simbolicamente, le ceneri indicano la penitenza, richiamano la caducità della vita terrena e la necessità della conversione.
Con il Mercoledì delle Ceneri inizia la Quaresima, il periodo che precede la Pasqua, ed è giorno di digiuno e astinenza dalle carni, astensione che la Chiesa richiede per tutti i venerdì dell’anno ma che negli ultimi decenni è stata ridotta ai soli venerdì di Quaresima. L’altro giorno di digiuno e astinenza è previsto il Venerdì Santo.
«Ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai». Queste parole compaiono in Genesi 3,19 allorché Dio, dopo il peccato originale, caccia Adamo dal giardino. Questa frase viene recitata il giorno delle Ceneri quando il sacerdote impone le ceneri – ottenute bruciando i rami d’ulivo benedetti la Domenica delle Palme dell’anno precedente – ai fedeli.
Il sacerdote può usare anche la locuzione: «Convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15) che esprime, oltre a quello penitenziale, l’aspetto positivo della Quaresima che è tempo di conversione, preghiera assidua e ritorno a Dio.
QUAL È IL SIGNIFICATO BIBLICO DEL SEGNO DELLE CENERI?
Anzitutto sono segno della debole e fragile condizione dell'uomo. Abramo rivolgendosi a Dio dice: "Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere..." (Gen 18,27). Giobbe riconoscendo il limite profondo della propria esistenza, con senso di estrema prostrazione, afferma: "Mi ha gettato nel fango: son diventato polvere e cenere" (Gb 30,19). In tanti altri passi biblici può essere riscontrata questa dimensione precaria dell'uomo simboleggiata dalla cenere (Sap 2,3; Sir 10,9; Sir 17,27).
Ma la cenere è anche il segno esterno di colui che si pente del proprio agire malvagio e decide di compiere un rinnovato cammino verso il Signore. Particolarmente noto è il testo biblico della conversione degli abitanti di Ninive a motivo della predicazione di Giona: "I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere" (Gio 3,5-9). Anche Giuditta invita tutto il popolo a fare penitenza affinché Dio intervenga a liberarlo: "Ogni uomo o donna israelita e i fanciulli che abitavano in Gerusalemme si prostrarono davanti al tempio e cosparsero il capo di cenere e, vestiti di sacco, alzarono le mani davanti al Signore" (Gdt 4,11).
Don Massimo
“Prima i bambini!”
Guardatevi dal disprezzare qualcuno di questi piccoli;
perché io vi dico che i loro angeli in cielo
vedono continuamente la faccia del Padre mio. (Mt 18,10)
L’accoglienza gentile e affettuosa di Gesù verso i piccoli sorprende. Già dall’antichità si era abituati a considerare assai poco i bambini, ma dobbiamo anche ricordare che nella Scrittura il rapporto di Dio con il suo popolo è spesso paragonato a quello di una madre amorevole e di un padre premuroso verso i propri bimbi. I bambini si lasciano amare e servire con semplicità, sono dipendenti senza imbarazzo, danno importanza alle leggi del cuore, desiderano il bene. In questo modo danno una lezione agli adulti. Gesù presenta come condizione per accogliere la novità del Vangelo quella di somigliare ai bambini: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt18, 3). Di conseguenza siamo invitati a non disprezzare, scartare, subordinare i bambini perché proprio di loro il Creatore ha particolare cura. A questa visione evangelica dell’infanzia, che ha condotto l’umanità intera a una considerazione progressivamente più rispettosa degli inizi della vita, si ispira anche la nostra migliore cultura giuridica, che evidenzia il “superiore interesse del minore”: i bambini vanno accolti e protetti, insieme alla loro famiglia, in modo che possano crescere quanto più liberi e felici. Non dimentichiamo che , non di rado, gli esiti di un’infanzia problematica sono alla radice di molti comportamenti negativi in età adulta.
Purtroppo, però, le vite dei bambini vengono spesso asservite agli interessi dei grandi. Il documento non tralascia di sottolineare le sofferenze di questi bambini.
Bambini “vittime collaterali” delle guerre degli adulti vengono rapiti, uccisi, mutilati, resi orfani, privati della casa e della scuola, ridotti alla fame.
Bambini “fabbricati” in laboratorio per soddisfare i desideri degli adulti a cui viene negato di poter mai conoscere uno dei genitori biologici o la madre che li ha portati in grembo.
Bambini cui viene sottratto il fondamentale diritto di nascere, bambini implicati nei casi di separazione e divorzio dei propri genitori, a volte usati come strumenti di rivalsa sull’ex-coniuge.
Bambini fatti oggetto di attenzioni sessuali o bambine date precocemente in sposa. Bambini-lavoratori o dati indiscriminatamente in adozione nelle tristi operazioni di pulizia etnica.
Bambini coinvolti nelle violenze domestiche e bambini che i trafficanti di vite strappano per vile interesse alle proprie famiglie, fino a espiantare i loro organi a vantaggio di chi può permettersi di pagarli.
Bambini costretti – non di rado da soli – a migrazioni faticose e pericolose, con esiti a volte mortali, per sfuggire ai conflitti, agli impoverimenti e alle carestie spesso provocate dagli adulti.
Bambini indottrinati da un’educazione ideologica funzionale alla diffusione di idee che interessano questo o quell’altro gruppo di potere.
Bambini maltrattati o abbandonati a loro stessi da genitori o educatori.
In ognuno i questi casi prevale l’interesse dell’adulto, cioè del più forte, del più ricco, del più istruito, che può decidere anche della vita altrui e che è anche capace di mascherare il proprio egoismo dietro parole “politicamente corrette” e falsamente altruiste.
Quando una società smarrisce il senso della generatività si imbarbarisce diventando egoista e violenta.
E' necessaria quindi una maggiore attenzione ai piccoli anche se fanno rumore, chiedono attenzioni e condizionano la libertà dei grandi, perchè l’accoglienza dei loro limiti è paradigma dell’accoglienza dell’altro.
Anche le comunità cristiane devono crescere nella cura dei bambini, non solo proseguendo nell’impegno per estirpare e prevenire l’odiosa pratica degli abusi, ma divenendo “casa accogliente” per loro nelle celebrazioni liturgiche, nelle attenzioni alle varie povertà che li colpiscono, nell’adozione di modalità adeguate alla loro età per l’annuncio della fede e nelle occasioni di vita comunitaria.
Ci sono fortunatamente nella società e nella Chiesa moltissime persone e istituzioni che operano attivamente per custodire i bambini. A costoro devono andare la riconoscenza e il sostegno di tutti, perché il loro servizio – spesso gratuito – rende migliore il nostro mondo per tutti, non solo per i più piccoli. A loro dobbiamo continuamente ispirarci.
Il documento dei Vescovi ci invita a una vera “conversione”, nel duplice senso di “ritorno” e di “cambiamento”.
Ritorno a una cultura che riscopra il valore della generatività, del “desiderio di trasmettere la vita” e di servirla con gioia.
… e conclude … La Giornata per la Vita sia l’occasione per un serio esame di coscienza, basato sul punto di vista dei piccoli nelle questioni che li riguardano (dal nascere, al crescere, all’essere felici…) e sostenuto dalla voce sincera dei bambini, cui chiedere – una volta tanto – come vorrebbero che andassero le cose.
Liberamente tratto dal Messaggio per la 48ª Giornata Nazionale per la Vita, Febbraio 2026
Michela
Come spiegare il dolore, la malattia e la morte, oggi che viviamo ogni tipo di incertezze, paure, con le guerre e le ingiustizie che subiscono tanti nostri fratelli nel mondo? Quando chiesero a Gesù quale fosse il comandamento più importante, Gesù rispose che il più importante è amare Dio con tutto il cuore, la mente e l'anima, ma anche amare il prossimo come noi stessi. Amare il prossimo, amare l'altro, specialmente nel momento del dolore, della malattia, nelle difficoltà.
L'undici febbraio sarà celebrata in tutta la Chiesa e in modo particolare a Lourdes, la Giornata Mondiale del Malato sul tema “la compassione del samaritano: amare partendo dal dolore dell'altro”. Gesù ci ha insegnato ad amare l'altro attraverso la parabola del buon samaritano (Vangelo di San Luca 10,25-38) quando un dottore della legge gli chiese cosa dovesse fare per ereditare la vita eterna. Gesù rispose raccontando di un uomo aggredito, percosso e abbandonato sul ciglio della strada vicino a Gerico. Passarono un sacerdote e un levita, ma non si fermarono a soccorrerlo. Venne un samaritano che lo curò con olio e vino e poi lo portò in una locanda affinché venisse curato e in più lasciò del denaro all'albergatore. Questo è amare l'altro, curare le ferite con olio e vino e anche invocare la benedizione. Nella parabola c'è il vero messaggio cristiano: soccorrere chi ha bisogno di aiuto al di là delle appartenenze religiose. Gesù parla di amore, amare Dio e amarci l'un l'altro come Dio ci ama, come Cristo stesso ha amato il padre e ha amato tutti noi. Il vino disinfetta e l'olio allevia il dolore. Per noi cristiani sono simbolo del sacramento dello Spirito Santo, che è l'amore che unisce l'amante, che è Dio, e l'Amato, che è il figlio Gesù. Dio è amore e noi siamo figli amati da Lui. Ci ha amati per primi. Se uno ama Dio, ama suo fratello. Se non amiamo chi vediamo, non possiamo amare chi non vediamo. Questo ce lo dice il Vangelo. Il samaritano non ha guardato chi fosse il povero malcapitato, lo ha soccorso, curato come un fratello. E noi dobbiamo diventare sia il samaritano che il ferito per aiutare i fratelli indifferenti a guardarsi attorno e curare l'altro senza chiedere chi è e perché, solo amando, rispettando e curando i fratelli sempre e specialmente se sono nella malattia, nel dolore. Allora sì che si è degni della vita eterna tanto richiesta dall'uomo a Gesù nella parabola.
Il cuore di tutto è l'amore per Dio, per i fratelli. Gesù ci dice sempre “Ascolta Israele, amerai Dio... ma amerai il tuo prossimo”. Se non amiamo i fratelli come noi stessi, non amiamo Dio come Lui ci ama. Amare non è giudicare, ma aiutare, asciugare lacrime e proteggere la vita rispettandola nel suo essere generata nel seno materno sino alla malattia anche “terminale” con il rispetto, aiutando e sostenendo anche chi cura i propri cari, malati ed anziani. La vita è un dono di Dio e va vissuta con dignità, fede e speranza. “La vita dell'uomo si disegna in faccia alla morte” disse un saggio, la morte ne delimita il corso, ma darà a noi la certezza della resurrezione.
Leggendo la parabola del buon samaritano, Papa Francesco chiama “relazione senza abbandono”, anche nei casi di angoscia che si tramuta in gioia quando qualcuno ti soccorre, ti è vicino senza chiedere, anzi donando gratuitamente il soccorso, le cure, le premurose attenzioni che ti sollevano da terra, dal dolore o dalla indigenza. Soprattutto ci è caro l'esempio di Maria che, saputo della cugina Elisabetta, va in fretta per portare il suo aiuto, non ha paura del lungo viaggio, lei ha con sé e in sé il Figlio di Dio. Ma anche noi, se curiamo un malato, è come se toccassimo le piaghe, il corpo di Cristo flagellato. I gesti pietosi sono una ricchezza di umanità e di fede vera. Aiutarci e confrontarci con le nostre debolezze umane e con le sfide della vita ci invita a lottare per il rispetto della vita dei malati, dei bambini e degli anziani che sono d'esempio di una vita vissuta.
Preghiamo affinché Maria interceda con la sua materna tenerezza, col suo braccio e asciughi le nostre lacrime: “O Maria, nostra Madre, che in Cristo accogli ognuno di noi come figlio, sostieni l'attesa fiduciosa del nostro cuore, soccorrici nelle nostre infermità e sofferenze, guidaci verso Gesù, tuo Figlio amato e nostro fratello e aiutaci ad affidarci al Padre che compie grandi cose”. Amen (preghiera di Papa Francesco 2017).
Preghiamo con il Salmo 102.
“Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo Santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici”.
Ricordiamoci sempre che Dio è amore e ci ama da sempre, anche nei momenti più difficili e dolorosi della vita.
Antonella Galbiati
Domenica 1: IV del TEMPO ORDINARIO
ore 8,00: SANTA MESSA (Postino)
ore 9,00: per Negroni Lorenzo e Carla. Lunghi Marisa (Roncadello)
ore 10,00: per Benelli suor Maria Ambrosia, Rosalinda e Mario; Mainardi Luigi e Angela (Dovera)
ore 11,00: per Madonini Natale; Maggi Angelo; Bruni Pietro e Lunghi Giacomina; Bruni Silvio (Postino)
ore 17,30: SANTA MESSA (Dovera)
Lunedì 2: PRESENTAZIONE DEL SIGNORE (Candelora)
ore 16,00: famiglie Rancati e Rossi; Cremascoli Piera e Baroni Angelo (Dovera)
ore 17,30: per Maraboli Francesco; famiglie Miragoli e Dornetti; Lunghi Lorenzo, Ester e famiglia (Postino)
Martedì 3:
ore 8,45: SANTA MESSA (Dovera)
ore 17,30: SANTA MESSA (Postino)
Mercoledì 4:
ore 8,45: per Groppelli Abele e famiglia (LEGATO) (Dovera)
ore 17,30: SANTA MESSA (Postino)
Giovedì 5:
ore 8,45: SANTA MESSA (Dovera)
ore 17,30: per Sommariva Letizia, Giuseppe e famiglia; Meazza Ernesto (Postino)
Venerdì 6:
ore 8,45: SANTA MESSA (Dovera)
ore 17,30: per Aiolfi Pietro e Maria (Postino)
Sabato 7:
ore 16,30: per Massari Giuseppe e Giovanni; Famiglia Rovida (RONCADELLO)
ore 18,00: per Miragoli Angelo e Pasquina; famiglia Raimondi Cominesi Raimondo, Maria, Gemma e Domitilla (Postino)
Domenica 8: V del TEMPO ORDINARIO
ore 8,00: per Maramonti Saturno (Postino)
ore 9,00: per Ferretti Lello. Grugni Angelo e Maria. Cantoni Carlo (Roncadello)
ore 10,00: per famiglie Bruni, Vailati e Allasia; Santino, Rosangela e famiglia Marinoni (Dovera)
ore 11,00: per Madè Paolo, Sacchi Francesca e Maddalena; Miglio Tina, Pagani Giuseppe e Galuzzi Santino; Porchera Giuseppe (Postino)
ore 17,30: per famiglie Fumagalli e Ferrario (Dovera)
Lunedì 9:
ore 8,45: SANTA MESSA (Dovera)
ore 17,30: SANTA MESSA (Postino)
Martedì 10
ore 8,45: SANTA MESSA (Dovera)
ore 17,30: per Palma, famiglie Zonca e Castelli (Postino)
Mercoledì 11:
ore 8,45: per famiglie Salanitro e Campo (Dovera)
ore 17,30: SANTA MESSA (Postino)
Giovedì 12:
ore 8,45: per Amosi Giovanni (Dovera)
ore 17,30: per Gennari Luigi e Cazzulani Emilia (Postino)
Venerdì 13:
ore 8,45: per Galli Angelo e Ines (Dovera)
ore 17,30: SANTA MESSA (Postino)
Sabato 14:
ore 16,30: per Bonà Luigi e Ghilardi Angela (BARBUZZERA)
ore 18,00: per Marta Giuseppe; Miragoli Domitilla, Vailati Giorgio, Pavanello Fabrizio; famiglie Gatti, Rossi, Bracchi (Postino)
Domenica 15: VI del TEMPO ORDINARIO
ore 8,00: SANTA MESSA (Postino)
ore 9,00: per famiglie Asti Rustici. Rana Celso (Roncadello)
ore 10,00: SANTA MESSA (Dovera)
ore 11,00: per Marzagalli Arturo; Miragoli Felice; Cavalli Dante e fratelli (Postino)
ore 17,30: per Maffioli Egidio (Dovera)
Lunedì 16:
ore 8,45: per Avogadri Francesco e famiglia; Madre Domenica Gatti (Dovera)
ore 17,30: SANTA MESSA (Postino)
Martedì 17:
ore 8,45: per famiglie Baroni e Pedrazzini (Dovera)
ore 17,30: SANTA MESSA (Postino)
Mercoledì 18: LE SACRE CENERI
ore 20,45: SANTA MESSA (Dovera)
ore 17,30: per famiglie Gilli e Mariconti; Bizzoni Emilio, Virginia e Pietro (Postino)
Giovedì 19:
ore 8,45: per Marco, Elena, Andrea (LEGATO) (Dovera)
ore 17,30: SANTA MESSA (Postino)
Venerdì 20:
ore 8,45: per Baroni Eugenio, Onorata, Emilio e Maria (Dovera)
ore 17,30: SANTA MESSA (Postino)
Sabato 21:
ore 16,30: per Rovida Giovanna (RONCADELLO)
ore 18,00: per coniugi Rossi Ippolito e Margherita, Angelica, Pasqualina e Paolina (Postino)
Domenica 22: I di QUARESIMA
ore 8,00: per Cambiè Giuseppe (Postino)
ore 9,00: per famiglia Cornalba. famiglia Dossena Manlio (Roncadello)
ore 10,00: per Guerini Angela; famiglie Granata e Della Valle (Dovera)
ore 11,00: per Monsignor Giuseppe Guazzi (LEGATO); Pesenti Lucia, Bruni Angelo, Silvio e Sonia (Postino)
ore 17,30: SANTA MESSA (Dovera)
Lunedì 23:
ore 8,45: SANTA MESSA (Dovera)
ore 17,30: per De Angeli Luigi, Santina e Massimiliano (Postino)
Martedì 24:
ore 8,45: SANTA MESSA (Dovera)
ore 17,30: per Andena Ornella (Postino)
Mercoledì 25:
ore 8,45: SANTA MESSA (Dovera)
ore 17,30: SANTA MESSA (Postino)
Giovedì 26:
ore 8,45: per Groppelli Antonio e Bassoricci Angela (LEGATO) (Dovera)
ore 17,30: per Ferrari Celeste, Isabella, Guido, Battista e Cristina (Postino)
Venerdì 27:
ore 8,45: SANTA MESSA (Dovera)
ore 17,30: per Sangalli Siro (LEGATO) (Postino)
Sabato 28:
ore 16,30: per famiglie Mora e Guerini (SAN ROCCO)
ore 18,00: per Bertoni Gianfranco; Bottoni Franco; Rovida Giovanna (Postino)